Cemal Süreya, “Tutte le canzoni di Istanbul”, a cura di Nicola Verderame.

Proponiamo un estratto e una nota critica di "Tutte le canzoni di Istanbul" (Bompiani, 2025), raccolta di testi poetici di Cemal Süreya, a cura di Nicola Verderame.
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Ironia, sensualità, libertà di plasmare la lingua: l’opera poetica di Cemal Süreya (1931-1990) ha segnato la poesia turca tra metà anni Cinquanta e metà anni Ottanta. Süreya è stato uno dei maestri del “Secondo Nuovo”, l’avanguardia modernista che ha rivoluzionato la poesia turca del secondo Novecento e che rispecchiava un paese in profonda trasformazione, nel quale la società dei consumi di stampo americano stava stravolgendo lo spazio urbano, generando nuove concezioni (e percezioni) dell’individuo. Nel corso di tre decenni, Süreya ha pubblicato sei raccolte di poesia, numerose raccolte di saggi, traduzioni dal francese e persino vignette. I suoi versi rivelano una grande capacità di forzare le barriere sintattiche e morfologiche, ma al contempo sanno trasmettere immagini di grande efficacia. Autore di culto, le sue poesie sono riprodotte su gadget di ogni tipo e spesso gli sono attribuiti versi che non ha mai scritto. Insomma, un vero e proprio classico moderno. Una raccolta di novantanove sue poesie è stata pubblicata in italiano da Bompiani nel 2025 con il titolo Tutte le canzoni di Istanbul, a cura di Nicola Verderame. Da questa raccolta sono tratti i testi qui riprodotti per gentile concessione delle case editrici Bompiani e Can Yayınları.

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Dalla raccolta Üvercinka (“Üvercinka”), 1958

Önceleyin

Önce bir ellerin vardı yalnızlığımla benim aramda
Sonra birden kapılar açılıverdi ardına kadar
Şarabın yanısıra felekte bir Cumartesi
Gözlerin, onun ardından yüzün, dudakların
Sonra herşey çıkıp geldi.
Yeni çizilmiş gözlerinle namuslu, gerçek
Bir korkusuzluk aldı yürüdü çevremizde
Sen çıkardın utancını duvara astın
Ben aldım masanın üstüne koydum kuralları
Herşey işte böyle oldu önce

All’inizio

All’inizio erano le tue mani tra me e la mia solitudine
Poi di botto si spalancarono le porte
Insieme al vino, un sabato del fato,
I tuoi occhi, il viso, quindi le labbra
Poi tutto venne fuori.
Con i tuoi occhi appena disegnati, pura e reale
Un’aria intrepida ci ha avvolti
Ti sei sfilata il pudore di dosso e l’hai appeso al muro
Io ho preso le regole e le ho mollate sul tavolo
Ecco come tutto è giunto all’inizio

Şiir

Kadın kendini gösterdi usulcana
Çekingenlikle koşulu beyaz usulcana
Gittiler gözleri aşka yaşamaya yangın
Gidip gelenler oldu gitti geldiler.
Kadın saçlarını getirmedi uzakta tuttu
Umutsuzlukla dolu soyunuk uzakta
Düştüler karanlıkta aralık aralık
Düşüp ölenler oldu düştü öldüler.
Kadın gözlerini koydu ortaya
Bir mavi bir gökyüzü aldı çevrelerini
Sevdiler sonsuz bir maviyle alıngan
Sevip yaşayanlar oldu sevdi yaşadılar.

(1953)

Poesia

Morbidamente la donna si rivelò
Morbidamente e bianca e frenata dalla timidezza
I suoi occhi incendiati di vita e d’amore
Andarono e tornarono con chi andava e tornava.
La donna non portò i capelli li tenne lontani
Disperata e nuda nella lontananza
A tratti cadde nelle tenebre
Cadde e morì chi cadeva e moriva.
La donna rivelò i suoi occhi
Un azzurro un cielo avvolse ogni cosa
Amarono infiniti con un superbo azzurro
Amò e visse chi amava e viveva.

(1953)

***

Dalla raccolta Uçurumda Açan (“Sbocciato sul precipizio”), 1984

Bu Bizimki

Yıkıcı bir aşk bu,
Yıkıyor milletin ortasına
Tutku yükünü.
Bölücü bir aşk,
Ekmeği suyu bölüyor
Günde üç öğün.
Hain bir aşk bu,
Sizin eve hırsız girer
Onunkine polis.
Yasadışı bir aşk,
Evlenmeyi
Hiç mi hiç düşünmüyor.
Soyguncu bir aşk bu,
En sıradan ezgilerden
Sevinçler devşiriyor.
Kökü dışarda bir aşk,
Dante ile Beatrice’inkine
Fena öykünüyor.
İşgalci bir aşk bu,
Samanlık sevişenin diyor.
Başka şey demiyor.

Questo nostro

È un amore distruttivo questo
Distrugge sotto gli occhi di tutti
Il fardello della passione.
È un amore divisivo
Divide il pane e l’acqua
In tre pasti al giorno.
È un amore traditore questo,
Il ladro penetra in casa vostra
Nella sua il poliziotto.
È un amore fuorilegge,
Di sposarsi
Non ci pensa proprio.
È un amore che fa razzie questo,
Alle melodie più banali
Strappa via la gioia.
È un amore con radici straniere
E muore dalla voglia di somigliare
A quello di Dante e Beatrice.
È un amore che invade, questo
Dice che il pagliaio è di chi ci fa l’amore.
Nient’altro.

***

Dalla raccolta Güz Bitigi (“Lettera d’autunno”), 1984

Gece bitkilerinden

Gece bitkilerinden korkuyorum,
Hayır, geceleri bitkilerden!
Gizlenirken vurulmuş ulaklara ağıttır
Bana açtığın her telefon.
İki kalp arasında en kısa yol:
Birbirine uzanmış ve zaman zaman
Ancak parmak uçlarıyla değebilen
İki kol.
An ki fıskiyesi sonsuzluğun
Keşke yalnız bunun için sevseydim seni.

Delle piante notturne

Ho paura,
Anzi no, di notte ho paura delle piante!
Ogni tua telefonata è un lamento
Per i messaggeri colpiti nei nascondigli.
La via più breve tra due cuori:
Due braccia
Tese l’una all’altra che ogni tanto
Si toccano solo per la punta delle dita.
L’attimo è la sorgente dell’infinito
T’avessi amata anche solo per questo.

***

Cemal Süreya (1931 – 1990) è stato un poeta e scrittore turco.
Si è laureato dalla facoltà di scienze politiche dell’Università di Ankara. Era il redattore capo della rivista letteraria Papirus. I poemi e gli articoli di Süreya sono stati pubblicati nelle riviste Yeditepe, Yazko, Pazar Postası, Yeni Ulus, Oluşum, Türkiye Yazıları, Politika, Aydınlık e Somut.

Nicola Verderame (1984) ha insegnato Lingua turca all’università del Salento e Filologia turca presso l’università “L’Orientale” di Napoli, dove si è laureato in Studi Islamici (2003-2008). Ha conseguito un Research Master in Turkish Studies all’università di Leiden (2011) e il PhD in Storia contemporanea alla Freie Universitaet Berlin (2018). Ha tradotto opere di narrativa dal turco per le case editrici nottetempo, E/O, Feltrinelli, Mondadori, Carbonio, e numerose traduzioni da poeti turchi viventi per le riviste Atelier, Testo a frontePoeti e Poesia. Nel 2016 ha curato e tradotto la raccolta di Tuğrul Tanyol Il vino dei giorni a venire – Poesie scelte 1971-2016 (Ladolfi ed.), insignita del Premio Benno Geiger 2017 e del Premio Nazionale di Traduzione del Ministero dei beni e delle attività culturali nel 2018. Nel 2020 ha pubblicato la raccolta di Haydar Ergülen La casa nella melagrana – Poesie scelte 1982-2018, prefazione di Milo de Angelis, Premio Ciampi, Valigie Rosse Edizioni.
Attualmente cura la sezione “Versi” della rivista online Kaleydoskop – Turchia, cultura e società e il blog Defter – Poesia turca contemporanea.

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