- Tra i libri usciti negli anni Duemila puoi indicarne 5 fondamentali per il tuo percorso?
In ordine alfabetico:
While Standing in Line for Death di C.A. Conrad;
Bluets di Maggie Nelson;
The Body in Language: An Anthology a cura di Edwin Torres;
Vow to Poetry: Essays, Interviews, & Manifestos di Anne Waldman;
Alien Abduction di Lewis Warsh.
- Nella tua esperienza, il fatto di scrivere poesia si riflette nella vita quotidiana? Per chi scrivi poesia?
La poesia per me rappresenta una forma di evasione dal reale e, insieme, uno strumento di composizione e costruzione di un universo-mondo come alternativa alla realtà. A volte questa fuga è interiore, nasce quando resto sola a scrivere; altre volte invece diventa un movimento concreto, mi spinge a partire, alla ricerca di luoghi e voci che possano alimentare la mia scrittura e l’altro mondo in costruzione. È un modo di attraversare il mondo restando, almeno per un po’, altrove. Scrivo poesia per me, e per chiunque mi voglia leggere.
- Senti di fare parte di una comunità poetica a cui aderisci? Com’è il tuo rapporto con altri poeti viventi e con chi ti legge?
Mi sono avvicinata alla comunità di poeti americani che ruota intorno alla Jack Kerouac School of Disembodied Poetics (Naropa University) a Boulder, in Colorado, nel 2015, quando ho partecipato per la prima volta alla loro Summer School. Da allora ci torno regolarmente, perché lì ho trovato persone che sono diventate per me punti di riferimento e di ispirazione. Con molti di loro sono nate collaborazioni in forme diverse: scritture a più mani, letture pubbliche, progetti condivisi anche con altri artisti, dediti alle arti visive e alla musica. In questo senso, gran parte del mio rapporto con la poesia si lega a quei luoghi e alle persone che li abitano.
- Senti di inserirti all’interno di una tradizione poetica italiana? Avverti una particolare vicinanza con tradizioni poetiche in altra lingua?
Non mi sento di appartenere a una tradizione poetica italiana. Come accennavo, gran parte della mia formazione è avvenuta all’estero, e per questo mi sento più vicina alle correnti nate negli Stati Uniti: dalla Beat Generation e dalla New York School alle esperienze sperimentali che ne sono derivate negli ultimi decenni. Anche per questa ragione, l’inglese è diventato la lingua in cui più spesso trovano forma le mie poesie.
- Sapresti indicare una forma artistica e una disciplina scientifica, se ci sono, che influenzano più di altre il tuo processo di scrittura? In che modo entrano in poesia?
Mi interessa molto la scultura, intesa come pratica di costruzione di oggetti e di esplorazione dello spazio, più che come forma artistica tradizionale. La considero una prosecuzione naturale della scrittura poetica: mi capita a volte di tradurre i testi in forme materiali, piccole strutture o installazioni che estendono la presenza dei versi nello spazio. Anche l’arte contemporanea, la visual art e le performance di musica elettronica sono per me fonti costanti di ispirazione.
- Che rapporto hai con la metrica e la rima?
Pressoché nullo. Tendenzialmente la mia scrittura non rientra in canoni predefiniti e strutture metriche. Sono continuamente alla ricerca della musicalità, che spesso nasce dal passaggio tra l’italiano e l’inglese all’interno dello stesso componimento.
- Tra le nuove generazioni ci sono 3 poeti che ritieni particolarmente preminenti o a cui pensi sarebbe interessante porre queste domande?
In ordine alfabetico: Amy Catanzano, Tongo Eisen-Martin e No Land.
0. Acer in fundo, se non vuoi dirci 3 poeti contemporanei che proprio non ti piacciono, puoi indicare uno o più testi del tutto distanti dal tuo modo di ‘sentire’ e ‘pensare’ la poesia?
La mia formazione è fortemente legata al contesto americano contemporaneo, in particolare a quello di matrice sperimentale; per questo tendo a sentirmi più distante da poetiche che si muovono in direzioni opposte. Gli autori classici del passato restano per me punti di riferimento fondamentali, ma trovo meno interessante una certa tendenza di alcuni esponenti della poesia contemporanea a riprodurne toni e forme classiche in modo troppo reverenziale, senza un vero confronto con il linguaggio e il tempo presente.
Ti chiediamo infine di proporci alcuni tuoi testi poetici.
Inediti
Absicht
The bare un-sight: sometimes
seeing you in other
bodies that aren’t yours. Un
tumulto celebrale che
rimbomba gli organi
liquora gli occhi.
When I first saw you
the world was new again:
twenty twenty-two le
ho sentito butterflies
in my belly poi buttered
they melted
il tuo respiro si è fermato
nella mia pancia che moriva nei nodi.
And in the fable
all the skeleton animals
while Prospero’s magic diviene un tono while
parlo like we were guarding magic like
i piedi i piedi e le scintille e poi un
complesso fenomeno secromotore che
produce qualcosa così piano
that the sky forgot what
blues is.
Il sospiro ora si trova nell’occhio
your after images are lining up
they enter the seer’s mind e così
è come mi entri nell’occhio come mi
emergi e l’eyesight viene
creato, l’eyesigh fate: automatically
grouping elements into patterns.
L’occhio
ti occulta I defocus your image to
jump deep
deeper than one-tenth of a second into
the future I follow the
spokes I trick
my brain what a
pathway of vision: the percept is created
but it would have no meaning.
It’s compelling, the jump e di nuovo
I provide my I with absolute depth
information and fixations travel from the face to the
eye to the
eye I stimulate which stimulates
the face and the other eye.
That, I move differently: with
fixational movements with drift with
ocular drift with
tremor next to
the points where the eye rests but
the eye is never completely still e io
vorrei rivederti girare questo angolo
adesso
e allora immagino le tue ombre
svoltare l’angolo ancora e
ancora send me
where you are
and I will walk with you I
find you where the corner is eternal ti
gonfio nel pensiero:
scoppi.
& then the tea got cataract
looking into cracked mouths
in absence with the intention of
sight absicht assenza senza
la vista senza
vederti il volto – me lo sono
tolto dagli occhi.
But then
the tea got cataract in un giorno che
come altrimenti
sarebbe stato.
Matches, a love letter
Somewhere in the year
there is a place.
That has no time. Space looks
looks very similar – le sensazioni sono sinonimi
di altre
che conosciamo.
It is a gentle knowing
the knowing of something
that has always been dancing
on the tip of your tongue.
Somewhere in the year
when the place appears
è un sentire piano, all’inizio
che che che
che formicola che
che che
si ritorce nel suo essere
che che che che
cammina on the self-building stairs, that
formicola – the moving of ants the
anting the ting the thing the
ding ding ding
the
– from the distance –
the
– from the dictionary –
ability to cover in a brief amount of time
what others call.
Persistently
real.
Somewhere in the year
when the anting the
haunting
happens
vertebras dare a bit more
they tangle in stanzas
they are shoulders
shoulders
are always excited
in the dark room,
shoulders are round-round-round
whey they are in
English.
Ecstatic scotomization
You threw me out the cliff
è stato un click it
sticked something like
licking the soul out of.
And then the mouth began to talk
parlò tanto da mangiarsi dentro –
rimase la O
muta.
Ecstatic like that licking like
scotomizzare like the
word for mouth is mouth
se ci entri dentro se
ci entri
dentro se ci senti
dentro dentro
serpenti. The
word for mouth si insinua it is
the words
coming out
the m out h
le azioni sono i serpenti they go
out the mouth
around the o the o is big
is round round, action goes in the mouth
in the o
nel cerchio
sempre più stretto
nel punto – like scotomizzare
anche ciò che non ha parti.
*
Vera Linder è nata a Milano nel 1992 e ha vissuto a Innsbruck, Venezia e Trento. Dal 2018 vive a Milano, dove lavora in editoria. Dal 2015 partecipa ogni anno al Summer Writing Program della Jack Kerouac School of Disembodied Poetics a Boulder, Colorado, una frequentazione che le ha permesso di avvicinarsi alla poesia americana contemporanea. Sue poesie sono state pubblicate su diversi blog online e in antologie. Nel 2022 è uscita la sua prima raccolta, Corpus in a tongue (Arcipelago Itaca).