Jericho Brown – Duplex

Per la rubrica "Sponde", di Alessandro Brusa, proponiamo una selezione di testi tradotti da "The tradition" (Copper Canyon Press, 2019) di Jericho Brown, preceduti da una nota introduttiva.

Jericho Brown, classe 1976, è autore di tre raccolte di poesie: Please (2008), The New Testament (2014) e The Tradition (2019), opera vincitrice del Premio Pulitzer per la poesia. Alcuni dei suoi testi sono comparsi per la prima volta in Italia su Nazione Indiana, grazie all’interessamento del sottoscritto.
Altri testi da The Tradition sono usciti su Nuovi Argomenti a cura di Antonella Francini, che ha poi curato la traduzione completa, uscita per Donzelli.
All’interno di The Tradition troviamo cinque testi Duplex, che, sebbene distribuiti tra le varie sezioni, costituiscono un insieme a parte. La struttura del “Duplex” è un ibrido tra il sonetto, il ghazal e il blues; è stato Jericho Brown il primo a sperimentare questa forma.
Ogni testo inizia con un distico, seguito da un secondo distico nel quale il primo verso non è che la ripetizione del secondo verso del distico precedente. Questa struttura si ripete fino a che sette distici completano la poesia. L’ultimo verso ripete il primo con un effetto molto differente, dovuto al portato semantico ed emotivo dell’intero testo che lo precede. È un’operazione potente, quella di Brown, che inventa ed utilizza questa forma con lo scopo preciso di dare voce alla sua esperienza di ripetizione dell’abuso subito e di violenza. Partendo dalla figura del padre, Brown affronta in modo diretto le figure di coloro che nella sua vita hanno abusato di lui.

[…]
     Il mio ultimo amore guidava una macchina bordeaux.

Il mio primo amore guidava una macchina bordeaux.
Lui era veloce e violento, alto come mio padre.

     Risoluto e violento, così alto mio padre
[…]

È uno sguardo lucido, quello di Brown, privo di pietismo. In esso, la realtà viene elevata e sublimata solo quando affrontata direttamente e trasformata in poesia, dando a quest’ultima il potere primigenio di imporre l’analisi e donare (forse) la quiete. E non è difficile supporre che la poesia stessa possa essere percepita come una forma di violenza, nel momento in cui manifesta oscure pretese che rendono il soggetto abusato suo complice; nel momento in cui lo porta ad abbandonarsi alla memoria per ripercorrere una discesa agli inferi:

Una poesia è un senso verso casa.
Ha oscure pretese che posso dire mie.
                        La memoria ha pretese più oscure delle mie

L’abuso diventa, a tratti, il vero soggetto della serie Duplex, in grado di obbligare l’oggetto (la persona abusata) a vivere un’esistenza mutata, una vita definitivamente fuorviata, che dall’esperienza di abuso dipende: “Nessuno tra i battuti è finito come ha cominciato”.
La ripetizione diventa, nella strutturazione del testo, l’elemento in grado di esporre un punto e di rileggerlo agli occhi stessi del personale: dall’universale al particolare e, di nuovo, dal particolare all’universale. In questo gioco, sono i piccoli cambiamenti che il verso ripetuto subisce, all’interno dello stesso testo e nel centone finale, a spostare la prospettiva come primo atto e a chiudere l’esperienza come finale approdo.
Oltre alla strutturazione stessa del testo, Brown esplora, nella serie Duplex, la cesura e l’end-stop, ovvero due forme di chiusura e sospensione dello scritto, per rendere, quando necessario, il discorso asettico, freddo e distaccato; si tratta di una forma di protezione utilizzata per creare distanza emotiva dalla scena esposta.
A chiudere la serie è il testo Duplex Cento, che utilizza la forma del centone, ovvero un testo costruito da frasi prese dalle opere di altri autori. In questo caso, Brown prende i versi dagli altri testi della serie, così da chiudere un percorso, giustificare, motivare quanto visto e raccontato – non a caso, il testo si conclude con i seguenti versi tratti dal primo componimento della serie:

Risoluto e violento, il mio alto padre
Fu il mio primo amore. Guidava una macchina bordeaux.

Nota:
Nella silloge tutti i testi hanno come titolo semplicemente Duplex, con la sola eccezione di Duplex Cento. Qui di seguito, in quanto non inserite lungo l’intero volume, abbiamo associato un numero ad ogni testo.

 

Duplex 1
Una poesia è un passo verso casa.
Ha oscure pretese che dico mie.

                La memoria ha pretese più oscure delle mie:
                Il mio ultimo amore guidava una macchina bordeaux.

Il mio primo amore guidava una macchina bordeaux.
Lui era veloce e violento, alto come mio padre.

                Risoluto e violento, così alto mio padre
                Colpiva duro come grandine. Lasciava i segni.

Una pioggia leggera colpisce piano, ma lascia il segno
Come di una madre il pianto che si rinnova

                Come di mia madre il pianto che si rinnova,
                Nessuna sonora batosta finisce dove è cominciata.

Nessuno tra gli sconfitti è finito come abbiamo cominciato.
Una poesia è un passo verso casa.

Duplex 2
Opposto della violenza è conoscere
Un campo di fiori chiamati pennelli indiani —-

                Un campo di fiori chiamati pennelli indiani
                Sebbene la primavera sia meno che reale.

Sebbene la primavera sia meno che reale,
Uomini si aggirano a torso nudo come nessuno mai mi avesse ferito

                Uomini si aggirano in quel mito. In verità, uno mi ha ferito.
                Voglio distruggere il campo fiorito,

Per annientare il mio bisogno di un campo
E costruire un edificio nei prati,

                Un edificio di preghiera nei prati,
                Il mio corpo un tempio in rovina.

Il mio corpo è un tempio in rovina.
Il contrario della violenza è conoscere.

 

Duplex 3
Comincio con amore, sperando finisca così.
Non voglio lasciare un corpo marcio.

                Non voglio lasciare un corpo marcio
                Pieno di farmaci che vanno a male al sole.

Alcuni tra i miei farmaci vanno a male al sole.
Alcuni di noi non hanno bisogno di un inferno per essere buoni.

                I più bisognosi, a loro serve un inferno per essere buoni.
                Quali sono i sintomi della tua malattia?

Ecco qui un sintomo della mia malattia:
Gli uomini che mi amano sono uomini cui manco.

                Gli uomini che mi lasciano sono uomini cui manco
                Nel sogno dove io sono un’isola.

Nel sogno dove io sono un’isola,
Rinverdisco con speranza. Vorrei finisse così.

 

Duplex 4
Non accusarmi di essere andato a letto col tuo uomo
Quando neppure sapevo che avessi un uomo.

                Al tempo quando non sapevo che avessi un uomo,
                C’era la luna a brillare sulla città oscurata.

Tornai a casa con la luce della luna dentro quell’oscurità.
Ero troppo giovane per essere ragionevole.

                Era così giovane, così irragionevole,
                Bagnava l’erba con un liquido profumato.

Era solito bagnare la nostra erba con un liquido profumato.
E facevamo l’amore sui treni e negli spogliatoi.

                L’amore nella metro, l’amore nei bagni dei centri commerciali.
                Così noioso a casa, si trasformava in città.

Ciò che a casa ti appartiene è un lupo nella mia città.
Non puoi accusarmi di essere andato a letto con un uomo.

 

Duplex: Cento
Il mio ultimo amore guidava una macchina bordeaux,
Il colore di uno sfogo, un sintomo di malattia.

                Noi eravamo i sintomi, la strada la nostra malattia:
                Nessuna delle nostre liti finiva dove era cominciata.

Nessuno degli sconfitti finisce dove inizia.
Qualunque uomo innamorato può far marcire un corpo,

                Ma io non volevo lasciare un corpo marcio
                Distrutto in qualche campo di gigli,

E il fetore distruggere i gigli nel campo,
L’assassino, giovane e irragionevole.

                Era così giovane e irragionevole,
                Risoluto e violento, alto quanto mio padre.

Risoluto e violento, il mio alto padre
Fu il mio primo amore. Guidava una macchina bordeaux.

*

Bibliografia minima

Brown, Jericho. The Tradition, Copper Canyon Press, 2019
Limebear, Jack. “Duplex by Jericho Brown”. Poem Analysis

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