La lunga stagione di dibattito e ricerca sviluppatasi sui litblog attorno al tema dell’autenticità in poesia approda finalmente alla forma-libro con il saggio Un altro vero. Poesia e autenticità come dialogo e ricerca, a cura di Maria Borio e Laura Di Corcia, pubblicato da Mimesis edizioni. Il volume è il punto d’arrivo di un percorso corale che ha attraversato luoghi diversi della comunità poetica italiana, da PordenoneLegge ai litblog «Le parole e le cose» e «Nazione Indiana». Il libro si apre con due introduzioni – la prima di Maria Borio, dal titolo «Un altro vero», la seconda di Laura Di Corcia, dal titolo «Come dire vero?» – a cui seguono tre parti. La prima, di stampo storico-teorico, contiene i contributi di Alessandro Ferrara, Gian Mario Villalta, Jan Baetens, Gianni Turchetta e Alberto Casadei; la seconda, dedicata alle scritture di poetica, raccoglie i testi di Italo Testa & ChatGPT, Roberto Cescon, Andrea Inglese, Franca Mancinelli, Tommaso Di Dio, Azzurra D’Agostino e Davide Castiglione; la terza e ultima parte contiene gli interventi di critica letteraria di Massimo Natale, Giovanna Frene e Alberto Bertoni.
L’introduzione di Maria Borio si apre con un’immagine: poesia e autenticità come «due gigantesse che si interrogano», in una curiosa approssimazione di forze. Il tema dell’autenticità in poesia nasce dall’esigenza di chiedere all’autentico di indicare «la via del vero rispetto a chi siamo e a come ci relazioniamo». Su questo sfondo, Borio ne ripercorre la genesi all’interno della letteratura italiana: dalla lirica moderna, in cui la poesia nasce come creazione di una verità del soggetto, alle avanguardie che ne hanno destrutturato e scardinato la pretesa veritativa, fino a traghettare la scrittura in versi in quella che è stata definita «l’epoca della post-verità». Scrive Borio: «la voce può scegliere di dire la verità oppure no, seguire la via del vero o inventare, confessare sé stessa come in un diario o in una fotografia oppure immaginarsi e immaginare la realtà, ma anche mescolare i piani. E per farlo può usare diversi strumenti, da una pagina di carta ai software IA». L’introduzione ricostruisce quindi l’evoluzione del paradigma dell’autenticità – dall’ideale che per Charles Taylor sorregge l’identità soggettiva e l’etica democratica, fino alla normalizzazione diagnosticata da Gilles Lipovetsky – per ricondurre l’analisi alle trasformazioni più recenti, nelle quali «la cultura dell’autenticità si sarebbe così trasformata da un’attenzione per la sostanza dell’essere a un’attenzione per l’apparenza, per una grammatica espressiva superficiale della persona».
Il passaggio decisivo dell’introduzione sta però nella risposta alla domanda: perché allora la poesia? Borio non concede nulla alle scorciatoie consolatorie: la poesia non fornisce alcun nuovo paradigma che riscatti l’autenticità come ideale, né restituisce incanto a un mondo disincantato – anzi la poesia lirica, avendo rappresentato nascita, crescita e crisi dell’autenticità attraverso l’espressione dello spazio interiore, ha finito per esserne la culla del disincanto.
Proprio in poesia l’autenticità non può normalizzarsi: l’ontologia del linguaggio poetico si genera da un autentico modo di stare davanti a sé stessi e al mondo, con una consonanza tra contenuto e forma che elude le peculiarità stilistiche delle singole poetiche. Ne consegue un paradosso: sostenitori e detrattori dell’autenticità risultano ugualmente autentici nella propria postura ermeneutica, che traspare dalle rispettive scelte formali. Il poetico dà densità al pensiero e gli consente di cercare la verità «non sotto forma di gerarchie, leggi, norme o habitus, ma di relazioni vissute e possibilità». Di qui la formula che dà il titolo al volume: la poesia non dice il vero, ma dà voce a un altro (e altri) vero.
Laura Di Corcia muove invece dall’analisi del lessico foucaultiano: il dire vrai, la parresia e il parresiasta (estrapolati dalle Lezioni sulla volontà di sapere, il corso tenuto da Michel Foucault al Collège de France nel 1970-1971) per guidare il lettore fino al rapporto che questi intrattengono con l’autenticità: «nel senso foucaltiano la pratica della verità – e dell’autenticità che con questo termine ha ovviamente dei legami di parentela – è quindi una tecnica, un esercizio di creatività continuo, un lavoro aperto, una forma di poetica, che ha a che fare con la vita ed è impastata di vita».
Il nodo teorico dell’introduzione è la figura del poeta parresiasta. Di Corcia trasferisce la struttura della parresia nel campo poetico contemporaneo: il rischio del poeta parresiasta si esercita su un duplice fronte. Da un lato quello esterno – le ingiustizie sociali, le istanze dell’attualità, le scelte politiche «più o meno in linea con gli interessi dei più o di chi detiene il potere» –, dall’altro quello interno al campo letterario. Il poeta, scrive Di Corcia, «rischia anche nel perimetro e nel recinto, talvolta stretto e un po’ soffocante, della corporazione, di quanto ci si aspetta da un libro-mondo, sia da parte degli altri poeti che dei critici».
Centrale, in questo quadro, è la nozione di basi «auto-eteronome»: il poeta parresiasta non scrive mai su basi eteronome, ma lungo «una contrattazione continua fra mondo interno e mondo esterno», in un regime di scambio e osmosi che ricolloca l’autenticità dal lato delle scritture sperimentali e di ricerca. La tesi di fondo è linguistica prima che sociologica: «la parresia, nella pratica poetica, coincide con una dimensione linguistica; con l’assunzione di una postura propria, per quanto porosa e aperta agli altri, entro il linguaggio. Una lingua che potrebbe essere di tutti, ma è solo nostra».
In conclusione, le due introduzioni aprono un progetto ambizioso che intende mettere in dialogo le voci che, nel panorama contemporaneo, si sono distinte nell’affrontare in chiave saggistica il tema dell’autenticità in poesia. La sezione storico-teorica raccoglie Il paradosso dell’autenticità di Alessandro Ferrara, Autenticità, divenire chi dà voce all’opera di Gian Mario Villalta, L’autenticità a costrizione di Jan Baetens, Recitando la mia verità: verità e autenticità in poesia dopo l’età del sospetto di Gianni Turchetta e L’autenticità in poesia, tra profilo e artificio di Alberto Casadei. La sezione dedicata alle scritture di poetica si apre con l’esperimento di Italo Testa & ChatGPT, Come se fossi io. Dialogo sull’autenticità, seguito da Il falso vero di Roberto Cescon, Ombre dell’autenticità di Andrea Inglese, I fiori e l’inferno di Franca Mancinelli, Autenticità, poesia, potere di Tommaso Di Dio, L’autentico me è fuori di me. Per un’idea di persona plurale di Azzurra D’Agostino e Muoversi verso il mondo: autenticità come agire orientato di Davide Castiglione. Chiudono gli interventi critici di Massimo Natale (Autenticità, poesia e parole d’altri: da Baudelaire a Bachmann, passando per Montale), Giovanna Frene (L’autentica natura di Giacomo Leopardi) e Alberto Bertoni (Autenticità poetiche in Antonio Porta).