Quarant’anni di poesia con Franco Buffoni – Dialogo su La linea del cielo

Video dell'intervista al MA*GA di Gallarate, a tu per tu con il poeta F.Buffoni autore di "La linea del cielo" (Garzanti, 2018) una raccolta di 122 poesie che rappresenta una silloge di sintesi e summa di un quindicennio di poesia, a 40 anni dall’esordio in poesia su «Paragone» (1978).

La linea del cielo di Franco Buffoni (Garzanti, 2018) raccoglie 122 poesie, suddivise in 14 sezioni, e rappresenta una silloge di sintesi e summa di un quindicennio di poesia, segnando 40 anni dall’esordio in poesia su «Paragone» (1978).

Durante gli anni Zero e Dieci del Duemila, l’autore ha pubblicato tre raccolte accomunabili: Noi e Loro, Jucci, Avrei fatto la fine di Turing. I motivi omoerotici, pur presenti in modi tra loro differenti, divengono il nucleo propulsore di ciascuna silloge, con un intento di rivendicazione dell’esperienza omosessuale. Siamo di fronte ad un’altra trilogia – successiva a quella della Bildung, così denominata da Massimo Gezzi1 – che, per quanto detto sopra, si potrebbe chiamare a tutti gli effetti trilogia omo-rivendicativa. Se in Noi e loro (2008) Buffoni si concentra sull’esplorazione dell’universo maschile a partire dal “periodo tunisino” (1998-2006), in Jucci (2014) avviene il recupero di un’esperienza più lontana nel tempo (anni ’70), legata al rapporto dell’autore con l’universo femminile. In Avrei fatto la fine di Turing (2017), l’analisi risale fino alle radici del rapporto con le figure genitoriali, a partire dall’infanzia, per distendersi su un’adolescenza travagliata, in un milieu restio ad accettare qualsiasi scostamento dalla norma eterosessuale ed eteropatriarcale. Non si può dimenticare, però, che queste pubblicazioni sono state precedute da due raccolte rilevanti in quanto peculiari di un momento di riflessione: Del maestro in bottega (2002) – che raccoglie 40 poesie edite proponendone altrettante inedite e accompagnandole a una sezione di riflessione sulla propria poetica (e traduzione) – Guerra (2005), in cui l’Io lirico si affievolisce, recuperando il tema drammatico della guerra a partire dal ritrovamento dei diari di prigionia del padre. Infine, accanto alla trilogia omo-rivendicativa, si posizionano altre tre sillogi: Personae (2017), unicum della produzione buffoniana, libro di poesia sotto forma teatrale, Germania (2015), prosimetrum di riflessone politica, Roma (2009), raccolta dedicata al rapporto da “longobardo assente” con la capitale, con una percezione di “senso profondo” leopardiano. 


Una poetica che confluisce anche in La linea del cielo, che indica appunto lo skyline tra le guglie milanesi e le cupole romane, una sorta di ideale congiunzione tra una “linea lombarda” e una “linea appenninica”. Cogliamo, dunque, al di là di una riflessione sulla lingua e spesso anche sulla linguistica, una valutazione circa il rapporto con i maestri, anticipato dalla plaquette Poeti (LietoColle-Pordenonelegge, 2017). Difatti, l’autore riflette anche sulla sua collocazione all’interno di una linea poetica, confermando, da una parte, l’influenza della linea lombarda (Sereni, Erba, Risi, Giudici, Raboni) della poesia in re per quanto riguarda il modus operandi con la poesia, dall’altra, parlandoci originalmente di una linea appenninica (Saba, Penna, Pasolini, Bellezza) da cui viene influenzato soprattutto a livello di etica, ideali, tematiche. Rispetto a questi quattro autori, centrali in un canone di poesia omoerotica², Franco Buffoni si pone come innovatore, facendosi il maggiore rappresentante italiano del tema omo-rivendicativo. Inoltre, non si può di certo escludere l’influenza della poesia inglese (Byron, Auden, Haeney et alii) e la presenza di una poesia intrisa di ironia (giocosa ma anche corrosiva), che ritroviamo soprattutto nelle sillogi di esordio³, che pure emerge a sbalzi anche in La linea del cielo, ad esempio nella poesia Un piccolo Arpagone, in cui è affrontato il tema del senso di senilità. Lo stesso Giovanni Raboni era stato il primo, infatti, a collegare l’esordio poetico di Buffoni «all’opera di Laforgue», perlomeno quello «più specificatamente faintasiste», e nel contesto italiano ai «versi del gran gioco palazzeschiano»4. Accanto a tutto ciò la riflessione si amplia ad altri autori classici quali Montale, Leopardi, Larkin, Verlaine… ricordando anche i versi di Zanzotto: «Nessun diritto è riservato: / magari da me si copiasse / tanto quanto dagli altri ho copiato». 

Francesco Ottonello



Potete trovare un approfondimento di questi temi nella video-intervista con l’autore, realizzata a luglio del 2018 al museo Ma*Ga di Gallarate da Francesco Ottonello e Michele Milani.

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Franco Buffoni

Franco Buffoni ha pubblicato Suora carmelitana 1997, 2019 ristampa, Il profilo del Rosa 2000, Theios 2001, Guerra 2005, Noi e loro 2008, Roma 2009. L'Oscar Poesie 1975-2012 raccoglie la sua opera poetica. Con Jucci (Mondadori 2014) ha vinto il Premio Viareggio. In seguito sono apparsi Avrei fatto la fine di Turing (Donzelli 2015), O Germania (Interlinea 2015), Poeti (Lietocolle-Pordenonelegge 2017). È autore dei romanzi Più luce, padre (Sossella, 2006), Zamel (Marcos y Marcos 2009), Il servo di Byron (Fazi 2012), La casa di via Palestro (Marcos y Marcos 2014), Il racconto dello sguardo acceso (Marcos y Marcos 2016). Del 2017 l'opera teatrale Personae edita da Manni. Del 2018 il libro-intervista Come un polittico e il libro di poesia La linea del cielo. Del 2019 in prosa Due Pub tre poeti e un desiderio, ed. Marcos y Marcos. Il suo sito è www.francobuffoni.it

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