Valentina Calista | Le sette domande di MediumPoesia

MediumPoesia rivolge, per la quinta puntata del format "le sette domande di mediumpoesia", sette intterrogativi alla poeta e cantautrice Valentina Calista, presentando due testi poetici dell'autrice, dal suo nuovo libro "Juvenilia. Il tutto che m'inonda" (Delta3Edizioni).

1. Tra i libri usciti nel primo ventennio degli anni 2000, ne trovi almeno 5 che per te siano fondamentali?

Sì, sicuramente tra i libri di poesia ci sono Bestia di gioia e Le giovani parole di Mariangela Gualtieri, poi La bambina pugile. Ovvero la precisione dell’amore e Fatti vivo di Chandra Livia Candiani e Silenzio dell’universo di Cesare Viviani.

2. Se incontro un poeta, possibilmente, non lo riconosco subito. C’è un modo per riconoscere un poeta? Nella tua esperienza, il fatto di scrivere poesia si riflette nella vita quotidiana?

Come diceva Pessoa «il poeta è un fingitore» per cui credo che spesso sia difficile riconoscere un poeta ad un primo incontro. Tuttavia credo che un vero poeta si possa intuire, non riconoscere, dal suo sguardo.

3. Come è il tuo rapporto, in quanto autore, con i lettori e con i colleghi?  Senti di fare parte di una comunità, a cui aderisci?

Il mio rapporto con i lettori e con gli altri scrittori è buono e rispettoso. La mia presenza sul web, ad esempio, è sempre veicolata dalla gentilezza e dalla cordialità, non amo le diatribe letterarie che tanto vanno di moda oggi nelle stanze della rete.  Ho un rapporto buono con la comunità di colleghi, se così si possono chiamare, e sento di far parte di una comunità letteraria viva che, soprattutto negli ultimi tempi, è cresciuta esponenzialmente nel web. Cerco si stabilire un rapporto di fiducia e rispetto.

4. Che rapporto hai con la poesia straniera?

Ottimo, amo la poesia straniera, soprattutto quella inglese e americana. Essendo stata per molti anni in Inghilterra amo leggere poesia inglese e americana, autori che qui non si conoscono. Proprio per la mia esperienza internazionale anche io scrivo in inglese e traduco poesia, anche la mia.

5. Nel tuo processo di scrittura, ti capita di raccogliere stimoli da altre forme artistiche o da discipline scientifiche?

Sì, mi capita spesso, soprattutto dalla musica poiché sono una cantautrice, scrivo musica e compongo canzoni dall’età di quindici anni. Vivo con la musica e la letteratura dall’adolescenza. Inoltre, grazie anche ai miei studi umanistici, alla ricerca accademica e ad una mia grande passione per il misticismo e la natura, leggo da sempre tanti testi di mistica, teologia, filosofia ed ecologia.

6. Che rapporto hai con la rima?

La rima è per me, oggi, un ritmo naturale interno che avviene musicalmente, nel mio caso. Non amo la tecnica impostata e che controlla l’esplosione emotiva del testo poetico. Nel mio caso ho sviluppato un mio ritmo musicale interno. Questo, probabilmente, anche grazie alla musica.

7. Ci sono 3 poeti delle nuove generazioni che ritieni particolarmente interessanti o a cui pensi sarebbe interessante porre queste domande?

Sarebbe interessante porre queste domande alla poetessa Mariagrazia Procino, poetessa che ho coosciuto qualche mese fa e con la quale ho instaurato un rapporto di stima reciproca molto sincero, onesto. Anche lei, come me, ha pubblicato per Ladolfi Editore.

I seguenti testi sono inediti e fanno parte del nuovo libro Juvenilia. Il tutto che m’inonda e che sta per uscire con la casa editrice Deltra3Edizioni per la quale Valentina Calista ha ideato due collane di poesia, La ginestra e Poetae Novi, che dirige.

Come pietre nere ai bordi del mare
attendiamo le scosse, il travolgere delle onde,
sospiri lenti della secca, sguardi fissi della luna.

Il cielo s’inumidisce di vita passata e furore futuro.

Alta marea della casa, quella dove costruire
è tempo infinito. Siamo salpate con barche a remi.

Ora servono galleggianti, tronchi, sorrisi e occhi veloci,
mani ruvide per tirare le corde delle vele al vento.

Serve l’autunno che dona silenzio, l’inverno la pace,
primavera odori della vita, l’estate.

Scompongo i capelli, creo nidi e capanne.

E le grida del piacere, dimenticate in umani abissi,
salmodieranno sul pelo del mare le tue ombre.

Le mie ombre.

*

È tutto.
Mio possedere quest’aria,
tuo avvolgermi futuro.
Andiamo con le spalle aperte
a prendere il vento che serve,
portare a largo la nave.
Il solito mare, dono, argento,
morire di luce, sempre.
Sono promessa che sa di rito,
pioggia martirio, celebrazione,
mirto, consolazione.  Siamo noi
l’esserci che gustiamo nel canto.
Giorni chiamati a chiamarne altri.
Abbiamo vissuto molte vite, tu
io, siamo state altrove e qui.
Ho tolto tutte le pietre dagli occhi:
questa vita è andare – ora –
per strade d’incanto e sale.

Valentina Calista

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