“Pace non trovo”. Canti contro la guerra | Estratto

Proponiamo un estratto dall'antologia "'Pace non trovo'. Canti contro la guerra" (Lithos, 2025), a cura di Marco Belocchi, Maria Panetta e con un'introduzione di Paolo Giovannetti.
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Sin troppo facile applicare a questa messe di versi la categoria interpretativa di “poesia civile”: un’etichetta che vuole indicare quelle opere i cui contenuti sono sbilanciati verso un proclamato attivismo pubblico, nella condivisione di certi valori positivi. E comunque non c’è dubbio che siamo di fronte a poesie che si sforzano di dire qualcosa di utile a favore della pace. E che otterranno un piccolo effetto – comunque – dopo la loro pubblicazione. Perché se ne parlerà, se ne discuterà, ci saranno letture, presentazioni, polemiche. Sia chiaro: tutti insieme, con questo libro stiamo facendo qualcosa di concreto, a sostegno di una entità che chiamiamo “pace”. Anche se la sua definizione non può che essere grossolana, imprecisa, nel senso che ricordavo sopra. E invece, più concretamente? Queste poesie sono anche “contro la guerra”? Vanno al di là di una serie di petizioni di principio? Ed è corretto chiedere alla poesia una collocazione così storicamente vincolata? Peggio ancora: il discorso in versi è in grado di rispondere a una richiesta pubblica forte? Temo di dover rispondere negativamente a tutte queste domande. E non perché quelli che avete di fronte siano brutti testi, e non perché io escluda che sia possibile una poesia che svolga un ruolo civile. Ma semplicemente perché le strade politiche della poesia “contro la guerra” (come di ogni altro discorso estetico impegnato) seguono percorsi molto tortuosi e non così frontali. La politicità profonda di un’azione artistica chiede una serie di mediazioni che non passano solo attraverso una dichiarazione tematica, ma implicano il riferimento a un agire simbolico la cui efficacia dipende innanzi tutto dalle dinamiche tortuose della ricezione. Le intenzioni, i programmi sono invece la sostanza prima con cui – qui – abbiamo a che fare. Questo libro si vuole – tematicamente, volontaristicamente – favorevole alla pace, e almeno un po’ contro la guerra. Si manifesta come atto nobile e generoso, in grado di dare un contributo alla polis universale. E io che scrivo mi sento organico a questo proponimento.

(dall’introduzione di Paolo Giovannetti)

*

Davide Barilli

 

RABDOMANTI

Non erediteremo che rovine
grattacieli di polvere e sangue
fotogrammi sgranati di incunaboli
postmoderni
respirando altri veleni sbriciolati
occhi feriti che supplicano
garze impregnate di morte
satellitari istanze geografiche
in attesa di orde meccaniche
precise come droni
nascosti in un rivolo di luci perse
bussole senz’ago nella galassia
in cui rabdomanti del nulla
cercheremo pace.

*

Alessandra Carnovali

 

sa di pane la pace
di grano che il sole
irrobustisce e ammorbidisce
la pioggia e di mani
sapienti

e condivisione

sa di gesti umani, unione
tra pari

bisogni primari

*

Federico Marcelli

 

Ἰχθῦς ἱεροὺς μὴ ἀδικεῖν 
Legge sacra del santuario di Atargatis, Smirne, I sec. a. C. 

NARCISO 

Il giardinetto presso la stazione 
sente un rumore non troppo lontano. 
È chiaramente il treno, 
perché per le cicale è ancora presto. 

Dentro ai confini della recinzione, 
la primavera insiste sui veleni: 
saltella il sole sopra alla lamiera, 
la fontanella d’amianto zampilla 
e nella vasca sporca i pesci rossi  
predicano la pace. 

Per poterli guardare vengo a patti 
con mezzo metro d’acqua e con lo specchio.

Come sarebbe utile toccare 
col dito il fondo e non bagnarsi il polso, 
se la profondità diventa un obbligo 
e un ordine conoscere sé stessi! 
Come sarebbe bello rinunciare 
ai trascorsi mortali di Narciso! 

Asciugo l’avambraccio  
e guardo il mio riflesso. Eppure esisto 
innanzitutto perché non mi vedo. 

*

Giuseppe Pisano

 

LA PACE

Quanno t’arimorde ’a coscienza
d’ave’ fatto ’no sgarbo a quarchiduno
te po’ veni’ ’a voja d’arimedia’ e allora?
la inviti pe’ ’na pizza ’ndo se po’ discore

e tentar de fa la pace immantinente
ma se fa più presto a dillo che a fallo
e a dilla tutta de che parlamo?
’no sgarbo? ma fu innocente, semo seri

chiamamolo “lapsusse” e pe’ chiari’ l’idee
smettemola de fanne ’na questione,
guardamose
nell’occhi e annamo dritti ar chiarimento

e pe’ dilla tutta proprio per intero
sedemose e fissamose ’nde ’e pupille
la pace è ’na cosa seria: famola pe’ lo vero
oggi, dimani e poi pe’ sempre.

*

Federico Savelli

 

***

Oh, si può fare
                            di tutto
per evitare di essere maschera.
Non c’è soluzione, né appartenenza.
Di una memoria, ecco, che

proponi già decisa-
Oh tu mi dici: mi scompiglia la tua terra
dimenticata dagli occhi al cuore.
Ma se non c’è pazienza; se sai anche tu
     che qui tutto si sceglie fuorché la vita
che è dentro la vita. Lascia.
No: noi conosciamo il tempo

           lo sopportiamo
come si fa esattamente con la terra
come si fa con una pietra
           o con una pianta.
/Ma le miglia da percorrere

le ha già fatte quello
                          o quest’Angelo.
E noi dalla maschera ricaviamo
                          un cuore brusco
        e un sottile nascondiglio
   e da un verso rapido

troppi riferimenti al cuore.
 Scienza: possa mai un nervo
        possa mai un nervo lì
                         sanificare i sensi
trasferire gli assoni

contro il dolore di un altro corpo-
Le maglie del prolungamento
   elettrico
smitizzare carni come tante.

A notte a notte

presso l’ingresso alle acque
presso lo slabbro dei porti
      forse sapremo da che occhi
saranno sorrette le ante—

*

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Silvia Righi | In direzione uguale e contraria. Sulla poesia di Laura Di Corcia

“In tutte le direzioni” (Laura Di Corcia, lietocolle&pordenonelegge) è una contro-Odissea, il canto in cui il ritorno è una meta a cui non aspirare e il passato non è una spinta ma una condanna, e deve essere inibito per la pura sopravvivenza. Silvia Righi recensisce l’ultimo libro della poetessa Laura Di Corcia, uscito dopo due anni dalla plaquette “Traduzione e microsismi” (2017) (Rimini/ParcoPoesia).

Con poesie lette ad alta voce dall’autrice.

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