In tua memoria, Pietro Polverini (Indice sommario di sbiadimento)

Pubblichiamo alcuni testi di Pietro Polverini, tratti da "Indice sommario di sbiadimento" (Italic Pequod, 2022), preceduti da alcuni nostri ricordi.

Amico, qui nessuno ha mai smesso di sperare che ti svegliassi: per un anno, ci siamo stretti a te nella sospensione, abbiamo vissuto l’attesa come fosse anche quella un tuo insegnamento. Sei stato una stella per tutti noi, dentro e fuori dalla poesia. Ora che te ne vai, rimani come assenza, per noi che ereditiamo un metodo e il sorriso, un modo raro di essere-per-le-persone. Non dimenticherò l’abbraccio, largo centinaia di chilometri, con cui mi hai sostenuto in uno dei momenti più tristi della mia vita. E non ci eravamo neanche mai visti di persona.

Diego Ghisleni

Pietro Polverini

 

Il dolore adesso è tutto nell’assenza. Le parole mitigano il vuoto che ci lasci, ma non c’è altro modo per ricordarti. Eri grande Pietro, troppo grande, e questa vita non ha saputo contenerti. Troppa la forza delle tue parole, troppo lungimirante il tuo sguardo, per restare al di qua.
Un amico mi ha detto che muore giovane chi è caro agli Dei. Credo sia andata così.

Giulio Medaglini

Pietro Polverini

Pietro, ti penserò sempre così, con le tue parole:

“steso a desiderare stagioni d’astri e di scritture / chino sui brogliacci come un ragioniere”.
 
Ci hai lasciati dopo un anno sospeso e muto. Si perdono una mente e una sensibilità rare, perdiamo un poeta e un pensatore visionario e profondo, perdo una delle poche persone davvero corrette e leali incontrate nel mio percorso letterario.
Ci resta tutto di te, ci restano i tuoi sguardi, i tuoi pensieri, i tuoi articoli critici per MediumPoesia e soprattutto il tuo breve unico capolavoro “Indice sommario di sbiadimento”, di cui è sempre stato arduo parlare, perché incide troppo, perché ha coinciso con il tuo silenzio, ma sempre parlerà per chi vorrà ascoltarlo, ascoltarti ancora.
 
Francesco Ottonello
Pietro Polverini
 
Da Indice Sommario di sbiadimento (Italic Pequod, 2022)
 
Era forato il mondo in modo
tutto suo: si univano storia

e morte senza che l’una sapesse
dell’altra, almeno sino al fondo
la fessura restava uno iato.
Il mondo era forato in un modo
tutto suo tanto che negli occhi
piccoli e minuti orti di sabbia
la questione restava aperta,
come lo era il buco dove
mi avevi interrato.

*

le corolle di silenzi frangono
gli orli sfasati degli auspici.
il dolore enigma barbaro
uno stormo di spilli per
unire i lembi dei popoli.
ora che anche tu dormi,
abbracci le nubi lasciate
in gola, conduci ormeggi:
lo scafo fra la schiuma
si placa sulla boa,
il sonno ti ha colto
sul dorso della controra.

*
 
ecco il fiore del mio avvento notturno
sperpero di battiti nel deserto,
steso a desiderare stagioni d’astri e scritture,
chino sui brogliacci a contare come un ragioniere.
 
*
 

Troverò un giorno in un elzeviro
una tua recensione a modo su
un romanzo di recente edizione,

poi voltando il foglio per altro
destino in un annuncio si parlerà
della nostra scomparsa, di una
 
ricompensa senza precisione
di cifra con riguardo d’omissione.
 
*
 
Chi va in vacanza spera sempre
di non tornare, di vedere la pelle
sciogliersi in una lingua di cloro.
Mancare è una veste chiara,
un altare infuso in acqua,
un chiodo da cui cominciare.
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Nouri Al Jarrah e le vaghe stelle del lutto

Per il nuovo numero della rubrica “Tra due esili” sulla poesia araba, si propone un articolo di Emanuele Bottazzi Grifoni su “Una barca per Lesbo” (L’arcolaio, 2018), del poeta siriano Nouri Al Jarrah. Traduzione di Gassid Mohammed.
Foto: Nouri Al Jarrah, Incisa Valdarno, giugno 2021 (ph. Bottazzi Grifoni).

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