“Il dio di Norimberga” di Alessandro Baldacci

Si pubblica una sequenza del primo libro in versi di Alessandro Baldacci, “Il dio di Norimberga” (peQuod, 2023), con una nota introduttiva di Francesco Ottonello.

Alessandro Baldacci (Padova 1970), docente di Letteratura Contemporanea all’Università di Varsavia,  autore di importanti monografie sul tema del tragico in poesia e su poeti quali Amelia Rosselli, Milo De Angelis, Andrea Zanzotto, Giorgio Caproni, recentemente ha dato alla luce il suo ‘esordio’ poetico con Il dio di Norimberga (peQuod, 2023).

Il lavoro è caratterizzato, innanzi tutto, da un raffinato impianto macrostrutturale in cinque sezioni (Il dio di Norimberga, Ufo, Il ballo delle baccanti, Abbraccia le mosche, Oppure), ognuna comprendente dalle due alle sei sequenze. Ogni sequenza, a sua volta, si compone di frammenti numerati in cifre romane, leggibili senza soluzione di continuità. I frammenti di ogni sezione possono essere di diverso numero, dai 5 ai 28, ma sono tutti uniformemente costituiti da ottave.

Pertanto l’intero libro può essere letto come un peculiare poema transmoderno [1], in cui l’elemento fantascientifico degli ufo si connette a quello mitologico delle Baccanti, mediante un immaginario che si muove con fluidità dalla tragedia di Euripide al cinema di Truffaut. Si registra inoltre una particolare attenzione a specifici eventi storici, fino alla pandemia di Covid-19, riverberata nella sequenza (Sotto la sabbia) che apre la terza sezione (Il ballo delle baccanti), chiusa da Dino muore, proposta qui integralmente. È una delle più brevi del libro, sei frammenti, in versi decasillabi. Come indica l’autore «questa breve sequenza parte dalla morte per setticemia di Dino Campana nel 1932 e poi prende strade completamente impreviste, autonome, che portano a micro-derive, a fantasmi e ricombinazioni di una realtà che non cessa di manifestarsi come forma aliena» (Nota, p. 176).

Anche qui, tra Euridice-mosca e il poeta Dino Campana morente, tra l’oralità di diverse lingue e la fruizione videografica, tra ufo e baccanti, torna la figura ‘protagonista’ di Kaspar: un «bambino apparso, praticamente dal nulla, nel maggio del 1828, in una piazza di Norimberga» (Nota); una sorta di dio inquieto, allucinato e allucinatorio, dai confini affatto netti, piuttosto rappresentativo del ‘transmoderno’. La penultima sequenza del libro intitolata Guarda Kaspar si apre e si chiude con delle immagini in bianco e nero: un bimbo in fuga in uno spazio alieno, aperto, incerto.

Francesco Ottonello


da Il dio di Norimberga (peQuod 2023)

Dino muore

I.

«Dino muore e non muove la testa»,

 ripetevano in coro parlando

dello scroto sul filo spinato

mentre lui divorava la torta,

ricordava la terra sognando

le baccanti vestite di rosso,

gli ufo in cielo, perduto negli occhi

di Euridice coperta di mosche.

II.

Metti adesso nel muro la testa

e poi resta così fino a quando

dell’inverno diranno soltanto:

«era un treno in cui mettere tutti

nascondendo Euridice nel palmo,

inseguendo con Dino le mosche

dentro gli occhi di Kaspar che piange,

mentre ridono in russo o in tedesco».

III.

Poiché ridono in russo o in tedesco

e nel video non sa cosa dire

Dino mette le mani nel forno,

canta assieme alle streghe nel palmo,

come Kaspar, coperto di sabbia,

mentre abbraccia Euridice, le mosche,

ricordando a sé stesso che in fondo

le baccanti lo seguono sempre.

IV.

Mentre ridono in russo o in tedesco

Dino muore e non muove la testa,

come Kaspar che fissa per ore

sullo schermo l’arrivo degli ufo,

senza un grido, cercando soltanto

le baccanti di sempre che infine

riconsegnano tutti alle mosche,

nascondendosi dietro a Euridice.

V.

Dino conta fino a dieci

e poi lascia sotto l’acqua

le bambine che in passato

gli riempivano la bocca

con la sabbia presa in piazza,

fino a quando lo accarezza

come un topo la certezza

che Euridice sia una mosca.

VI.

«Una mosca o la fine del mondo?

Chi pensi che mai sia Euridice?»,

chiede Dino che muore, sfiorando

sia lo scroto che il filo spinato,

mentre Kaspar nasconde la testa,

cerca gli ufo sin sotto la sabbia,

e sorride soltanto se incontra

le baccanti vestite di rosso.

Note

[1] Sul concetto di transmodernità in poesia sono intervenuto recentemente su MediumPoesia a proposito del XVI Quaderno Italiano di Poesia Contemporanea (Marcos y Marcos, 2023) e nella mia monografia sull’opera di Franco Buffoni (Pensa MultiMedia, 2022).

Link articolo: https://www.mediumpoesia.com/alla-soglia-transmoderna-del-xvi-quaderno-ottonello/

Link anteprima monografia: https://www.leparoleelecose.it/?p=45595

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