Poeshi: l’app italiana per la poesia cinese

A proposito di “Poesia” e “Contemporaneo”, una risorsa ancora poco sfruttata nell’ambito poetico sono le applicazioni per il cellulare, le apps come poeshi. Vi proponiamo, dunque, un articolo che prende spunto dalle parole stesse di chi questa app ha avuto il coraggio di idearla e realizzarla.

A proposito di “Poesia” e “Contemporaneo”, una risorsa ancora poco sfruttata nell’ambito poetico sono le applicazioni per il cellulare, le apps. Nel bel mezzo di questa estate uno dei nostri nuovi collaboratori, Amarylli Liliacea, ha lanciato la versione prova di Poeshi , recentemente rivisitata nella sua veste grafica e scaricabile dallo store. Vi proponiamo, dunque, un articolo che prende spunto dalle parole stesse di chi questa app ha avuto il coraggio di idearla e realizzarla. Preparatevi a un incontro attivo con la poesia cinese, scaricandola gratuitamente dal vostro smartphone. E se volete, poeti, inviateci la vostra traduzione contemporanea di una delle poesie cinesi. Pubblicheremo le più convincenti.

L’app italiana Poeshi, che risulta nella categoria di applicazioni “libri e consultazione”, presenta una scelta della poesia cinese, per ora dell’epoca Tang, con la traduzione in italiano. Al momento vi è una scelta limitata di autori e poesie, sebbene gli aggiornamenti consentiranno un’espansione graduale in quantità e qualità, con eventuali modifiche quali l’aggiunta di approfondimenti, funzioni e dettagli. Ma non è tutto qui…

“>Poeshi può essere interpretata secondo lo sviluppatore Amarylli Liliacea «come una sorta di quaderno di appunti». Ogni autore cinese ha una finestra dedicata alle sue poesie, nella quale troviamo: il testo poetico in cinese, una proposta di traduzione in italiano (sottostante) e le note (raggiungibili tramite click nei numeri tra parentesi che affiancano il testo in lingua originale). Le note giocano un ruolo fondamentale e svolgono più funzioni: contengono approfondimenti relativi ai contesti geografici, letterari, storici e leggendari e soprattutto forniscono spiegazioni sui singoli hànzì (logogrammi cinesi) con i rispettivi significati letterali.

Tutto ciò, dunque, ha l’obiettivo di favorire un approccio al testo originale anche da parte di chi non ha nozioni della lingua cinese. La struttura stessa dell’app è nata tenendo in considerazione un pubblico eterogeneo, prestandosi a un fruitore che è presupposto come attore principale e interpretativo.

Come ben sappiamo, tradizionalmente ci si approccia a un testo straniero con la mediazione di una traduzione o attraverso l’apprendimento della lingua che consente l’accesso al testo originale. Poeshi propone di non limitarsi a questa logica passiva e binaria: testo originale, testo tradotto. Il fruitore di Poeshi può avere un approccio totalmente sperimentale e tecnologico di lettura della poesia cinese, grazie alle note che danno un’istantanea possibilità di accedere ai significati letterali degli hànzì, consentendo a chi non conosce la lingua di avere un contatto ravvicinato (sebbene con un rischio di ingenuità) con il testo. La visualità della poesia cinese, poi, si presta particolarmente a questo approccio, dal momento che il sinogramma stesso può divenire estremamente evocativo nella mente umana. Poeshi è solo un medium, un portale di passaggio che permette al lettore di approcciare il verso cinese. Il carattere “istantaneo” della comunicazione dei significati letterali di ogni parola può rendere l’esperienza di lettura più intuitiva delle sfumature e delle atmosfere cinesi, ma soprattutto più esplorativa e autonoma. 

Come ci ricorda Amarylli Liliacea «il vaso vuoto ha una capienza maggiore del pieno, perciò l’esperienza di lettura può dare adito a nuove impressioni e intuizioni immaginative, forse diverse da quelle intese dagli autori, ma nuove e arricchite». Tuttavia, le suggestioni di un lettore occidentale, se letterato, non provengono da un contenitore vuoto; ma anche con tale ammissione, l’incontro della poesia cinese attraverso Poeshi risulta ricco di interesse – secondo A. L. – proprio «laddove il liquido del vaso funga da solvente e le due culture possano mescolarsi come soluti».

Francesco Ottonello

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