Silvia Righi | Due poesie

Si propongono due poesie di Silvia Righi (Correggio, 1995) estratte dalla plaquette "Dentro la poesia" (2018) pubblicata dall'associazione culturale milanese Lampioni Aerei. I componimenti sono presentati con un progetto grafico di Riccardo Righi e sono accompagnati dalla lettura ad alta voce dell'autrice.


Con Fucina Creativa si apre la sezione dedicata ad accogliere testi e riflessioni di poeti nati negli anni Novanta. Qui presentiamo due poesie di Silvia Righi – con una lettura ad alta voce dell’autrice e un progetto grafico di Riccardo Righi – contenute nella plaquette Dentro la poesia (Lampioni Aerei, 2018) a cura di Francesco Ottonello e Filippo Ilderico, con contributo di Tommaso Di Dio.

In questi componimenti spicca una voce che si richiama a personaggi femminili, a partire dalla tradizione fiabesca europea a quella classica greca. La tradizione è rivisitata attraverso un punto di vista contemporaneo (televisione, cinema, aborto, femminicidio) e rivendicativo di una femminilità propria, non preimpostata, incrinata. A prevalere è certamente una forte carica erotica, ma il significato è spesso giocato tra un “dentro” è un “fuori” più generale, riguardante la femminilità stessa. L’io poetico potrebbe essere una delle belle addormentate, o vorrebbe esserlo, ma allo stesso tempo se ne sente escluso ed è critico a riguardo, anche se ciò non impedisce di riconoscere una certa sorellanza. L’io poetico è come la profetessa greca, ma anche qui il riconoscimento sfasa, l’identità è scossa, non può che fermarsi a una nebulosa di pulsioni. Tutto il resto è costruzione, è futuro, da vedere senza trucchi, con occhi limpidi, coraggiosi, rinnovati.

F.O.


Le Addormentate

 

Sogno le Addormentate,
più belle di me, tutte,
e bianche come cera d’api.

A migliaia appaiono simili a bambole voodoo
infilzate in pose da aborto o da boudoir,
le enumero e le etichetto
– se fossimo sorelle? –
mi assomigliano a tratti.
Le Addormentate hanno letti a sagoma di bara
ma sgusciano fuori all’alba a piedi scalzi
e le ritrovo in tv, tra i giornali, nelle stanze

sulla bocca, un bacio difficile
sui fianchi, lividi maturi come more

bulbi incastrati sotto il peso della terra
– intoccabili, introvabili, inudibili –
muoiono a poco a poco, e io guardo
e loro chiedono quando dormirò
insieme a loro. Anche se non sono bella.

Sogno un coltello appena intriso di burro,
da un papà inamidato come un pappagallo.

*

Spogliatoio

Come Cassandra, con le cosce ben strette,
ho visto il Grande Cavallo oltrepassare le mura
e io non avevo voce per impedirlo. Boccheggiavo
come un pesce, le tue iridi mi hanno travolta
ed era crudele non desiderarti
a scapito dei divieti che avevo addosso.
Apollo sputò in bocca a una vergine e la rese profeta
invece tu, più che umana,
hai disarticolato una creatura
banalmente magra, banalmente sessuata
e hai impastato una nebulosa di pulsioni.
L’acqua delle attese ha compiuto il miracolo
levigandomi il bacino da ragazza
e dallo scarto dell’onda è nato uno strano androgino
che a te sarà vicino e separato
come la carne all’unghia.
Togliendomi il trucco dagli occhi
ho visto il mio futuro.

Silvia Righi

progetto grafico: Riccardo Righi.

Silvia Righi

Silvia Righi è nata a Correggio l’11 gennaio del ’95. Laureata in Lettere Moderne a Bologna con una tesi sulle riscritture contemporanee dell’Orestea, si occupa da quattro anni di comunicazione ed eventi culturali, collaborando all’organizzazione di manifestazioni come Festivaletteratura (Mantova), Festival Mundus (Carpi), Asian Film Festival (Carpi) e Festa del Racconto (Carpi). Sue poesie sono comparse nell’antologia di Coop for Words L’amore è un tappo rosso nello stomaco di un gabbiano, sulla rivista indipendente Crossroads e nell’antologia del Centro Lombardo-Radice Esercizi di scrittura.

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Il canto interrotto di Gertrud Kolmar

Totalmente ignorata in vita e molto tardivamente apprezzata dopo la morte ad Auschwitz nel 1943, la poetessa e scrittrice Gertrud Kolmar di cui l’anno scorso si è celebrato il 125esimo anniversario della nascita a Berlino nel 1894, è considerata oggi una delle poetesse tedesche di origine ebraica di maggiore importanza del secolo scorso. Il critico Patrick Bridgewater nella sua antologia “Twentieth-Century German Verse” la definisce “uno dei grandi poeti del suo tempo, e forse la più grande poetessa che abbia mai scritto in tedesco”. Poco si sa della sua vita e nulla sulla sua morte, ma il suo canto così crudelmente spezzato, ci incanta oggi non solo per l’altissimo livello poetico ma anche per il coraggio di parlare apertamente in un periodo in cui molti poeti ed intellettuali si erano defilati davanti alla repressione culturale nazista.

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