Giuseppina Biondo | Le sette domande di MediumPoesia

Per la puntata numero sedici del format “Le sette domande di MediumPoesia” presentiamo alcuni testi di Giuseppina Biondo

1. Tra i libri di poesia usciti nel primo ventennio degli anni 2000, ne trovi almeno 5 che per te siano fondamentali?

Proverò a condividere cinque opere alle quali tengo moltissimo. Queste mi hanno entusiasmata e sorpresa: Non finirò di scrivere sul mare di Giuseppe Conte; La carta delle arance di Pietro De Marchi; Cento poesie d’amore a Ladyhawke di Michele Mari; Biglietti con vista sulle crepe della storia di Alessandro Pertosa.

Quinto titolo, anche se si tratta di un’antologia – lasciatemela passare, essendo una pubblicazione di settembre 2019 –, L’ultimo spegne la luce di Nicanor Parra.

2. Se io incontro un poeta, possibilmente, non lo riconosco subito. C’è un modo per riconoscere un poeta? Nella tua esperienza, il fatto di scrivere poesia si riflette nella vita quotidiana?

Per me il poeta deve essere una persona sensibilissima e acuta, se debole è anche meglio. Perché se non si è disarmati, come si può cogliere l’essenza delle cose? Aggredendole? Non credo. Non al momento almeno. Si dovrebbe avere una debolezza tale che permetta di comprendere ciò che è puro, vero, contemporaneo, ciò che è possibile; e allora sì, che il poeta può mostrare un temperamento forte, dopo che le ha trovate queste cose, una forza che sappia difendere, più che attaccare. Un poeta può e dovrebbe essere anche irriverente, irrequieto, febbrile; uno di quelli che ama la vita e ne è spaventato sino alle ossa. Se una persona contiene moltitudini, ci sono ottime possibilità che sia un poeta.

E ci si accorge di queste anime complesse, se non si è accecati da antagonismi. In ogni caso penso che sia più semplice riconoscerli che chiamarli, i poeti. Se li incontri per strada con che appellativo ti ci rivolgi? Poeta Tizio, Poeta Caio? Maestro? I Maestri spesso rifiutano di essere chiamati tali. È un bel disagio.

Ho anche un aneddoto a tal proposito. Il 17 aprile 2018 – ricordo la data perché accadde esattamente un anno prima della mia laurea magistrale – incrociai il poeta Maurizio Cucchi a Sant’Ambrogio, a Milano. Lo riconobbi ma non seppi come chiamarlo in quel momento, e non lo chiamai. Quello stesso giorno, poche ore prima, avevo comprato il libro di Giuseppe Conte Poesie (1983-2015), lo avevo tra le mani, quando riconobbi Cucchi e non lo salutai.

Se questo episodio fosse una metafora, verrebbe da dire che riconoscere un poeta è semplice, chiamarlo, che se vogliamo, è come dire definirlo, sceglierlo, canonizzarlo, è più difficile.

Io sono totalmente assorbita dalla scrittura. Progetti, paturnie dei fallimenti: penso alla scrittura ogni giorno, che sia una scrittura poetica o prosastica, casuale, istintiva o progettuale. Fare poesia si riflette nella vita quotidiana, sì, nella misura in cui per esempio sto tante ore seduta a scrivere e rileggere, oppure quando devo alzarmi dal letto poco prima di prendere sonno per segnarmi un verso arrivato per caso (altrimenti il giorno dopo non me lo ricordo), o ancora quando vado a correre o a camminare per trovare idee; si riflette nel momento in cui ho bisogno di stare sola quando scrivo. La scrittura, non solo quella poetica, e le attività che le stanno attorno hanno anche ritardato la fine dei miei studi universitari. E una volta che entri in questa quotidianità si può anche faticare a uscirne. Ma dopotutto credo che dipenda più dalla persona che dall’essere uno scrittore.

3. Come è il tuo rapporto, in quanto autore, con i lettori e con i colleghi? Senti di fare parte di una comunità, a cui aderisci?

Sì, mi piace aggregare persone, poeti, artisti anche di settori diversi. Lo faccio anche con i miei libri, coinvolgendo autori, pittori, musicisti, affermati e non, italiani e stranieri. A Milano organizzo presentazioni e incontri di letteratura dal 2012, nel 2014 ho fondato #Recitationes. Da lì sono passati tanti volti, tante voci. C’è sempre un nucleo stabile, basato sull’amicizia, prima ancora che sull’interesse comune o su quello di affermazione, prevaricazione, perché, sì, c’è anche questo nel sistema della poesia, nelle sue tante comunità. Ma se fossi stata una persona competitiva, avrei studiato legge, non mi sarei dedicata alle lettere.

E qui mi allaccio ai lettori, che sono fonte di emozione, sono carburante e campanelli d’allarme: bisogna ascoltarli, rispondere loro e non inebriarsi di altro.

4. Ci sono delle tradizioni poetiche in altra lingua, che conosci o ti affascinano particolarmente?

Il verso e lo spirito di Whitman, l’irriverenza di Parra, la ritrattistica di Edgar Lee Masters, l’assenza di fronzoli, dettata dall’intensità del vissuto, vero, del greco Panagulis.

Ma la lista degli autori stranieri è numerosa, per me. Ci sono l’austriaco Peter Handke, le americane Maya Angelou e Rita Dove, la scozzese Carol Ann Duffy. E vogliamo dimenticare Prévert o Langston Hughes?

Ne amo tanti di poeti stranieri, anche molto diversi tra loro.

5. Nel tuo processo di scrittura, ti capita di raccogliere stimoli da altre forme artistiche o da discipline scientifiche?

Sì, mi capita spesso di raccogliere stimoli dalla pittura, anche dalle serie tv, dal cinema; e sono quasi sempre guidata dalla musica quando scrivo: se trovo un brano che mi ispira, lo riascolto in loop fino a che non smette di condurmi. Per quanto riguarda le discipline scientifiche, sinora mi sembra di no. Ma dopotutto di recente ho scritto una poesia sulla pec, la posta elettronica certificata: tutto può creare stimoli. Non escludo qualcosa di scientifico in futuro.

6. Che rapporto hai con la rima?

Ho sempre visto la rima come una cosa per filastrocche e brindisi. Ma se prendiamo Trilussa, non potrei che dirti che io amo le poesie di Trilussa. Per non parlare dei classici, come in Dante.

Quando posso, evito le rime, le cancello. Nella maggior parte dei casi ho bisogno che ci sia una certa distanza tra le parole che hanno la stessa terminazione. Altre volte, invece, sono perfette per il suono che creano. Insomma, devono forse solo arrivare al momento giusto, in base al contenuto, in base a ciò che vuoi dire, al significato che attribuisci al suono specifico che producono.

Però è davvero una visione soggettiva, di gusto personale. Non direi mai a nessuno di non usare le rime, che queste siano sbagliate o da evitare.

7. Ci sono 3 poeti delle nuove generazioni che ritieni a cui pensi sarebbe interessante porre queste domande?

Maria Borio, Gerardo Masuccio e Roberto Bernasconi. Tre poeti di età diversa, con stili e percorsi differenti: chi edito, chi inedito; chi più affermato, chi meno; ma senza dubbio tre poeti nell’animo, nella dedizione alle lettere e nell’umiltà dell’ascolto proprio e altrui.

Sono a tanto dal tagliarmi a zero i capelli

Sono a tanto dal tagliarmi a zero i capelli.
Vorrei capire questa lotta invisibile e imbastire
il tempo della pace o della guerra.

Mi accorgo della sfida, che se solo io radessi
la mia testa, subito potrebbero inaugurare
la ripartenza; come quando in attesa di un evento
tardiamo a voler svolgere un altro gesto,
ma alla fine compiamo il gesto
e l’evento atteso avviene.

(8 maggio 2020, Milano)

*

La denuncia tasse tari inviata via pec

“La denuncia tasse tari inviata via pec”
ha un suono troppo bello per non essere
il significante principale.

“La denuncia tasse tari inviata via pec”
è l’oggetto di una mail,
fa vedere quanto il suono arrivi casuale.

(30 maggio 2020, Milano)

La crema in viso la mattina e poi

La crema in viso la mattina e poi
la sera, prima di andare a dormire.
Non dimenticare la crema corpo 
e lo yoga per allungarti 
finché sei bambina. 
Avessi avuto queste indicazioni, 
le avrei eseguite da subito. Dico, 
peccato non averlo fatto prima. 

(10 giugno 2020, Milano)

*

Il senario risolve sempre tutto

Ora che scrivo in metrica mi sento
armata. Non potevo sapere anche
questo: che il metro è per gli assassini e i pii,
ugualmente per gli uni e per gli altri;
che il nemico, o l’amato, si attacca 
a distanza e con pochi metri. 
Ne bastano tre 
o cinque, direi. 
Il senario risolve sempre tutto. 

(8 giugno 2020, Milano)

ENDECASILLABO
ENDECASILLABO
ENDECASILLABO
NOVENARIO
SENARIO
ENDECASILLABO
ENDECASILLABO
ENDECASILLABO

ENDECASILLABO
ENDECASILLABO
DECASILLABO+TRISILLABO
DECASILLABO
DECASILLABO
NOVENARIO
SENARIO
SENARIO
ENDECASILLABO

Giuseppina Biondo

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