Anteprima ‘controcorrente’. “Warbling” di Matteo Persico

Presentiamo un'anteprima editoriale di "Warbling" (2022), di Matteo Persico, esordio della collana "controcorrente" di Puntoacapo Editrice, curata da Alessandra Corbetta, Dario Talarico e Valerio Massaroni. L'illustrazione in copertina è di Giulia Zino.

Controcorrente è la nuova collana di Puntoacapo Editrice, dedicata alle opere prime di poeti e poete delle ultime generazioni (18-40 anni), diretta da Alessandra Corbetta, Valerio Massaroni, Dario Talarico. L’obiettivo prefissato dai curatori è quello di realizzare una vera e propria operazione di scouting e di rimettere al centro il dialogo tra autore e casa editrice. Per maggiori dettagli e informazioni rimandiamo al seguente link: https://www.almapoesia.it/controcorrente

Il primo esordio della collana ‘controcorrente’ è Warbling di Matteo Persico (Roma, 1994), laureato in filosofia all’Università di Pavia e attualmente ubicato a Roma dove lavora. Sue poesie sono apparse in precedenza nel Quaderno del concorso Poetare (Samuele Editore, 2021), su Repubblica – Roma (Bottega di Poesia di Gilda Policastro) e in vari litblog tra cui Il detonatore, Poesia del nostro tempoInterno Poesia, Poesia Inverso, Critica ImpuraVersante Ripido.

Presentiamo in ordine un estratto della prefazione di Antonio Francesco Perozzi e alcuni testi di Matteo Persico, uno per ogni sezione di Warbling.

È difficile trovare due cose così lontane come l’economia e la poesia. Anche dilatandone il significato attraverso gli etimi – οἶκος + νόμος e ποίησις, amministrazione e creazione – quelle sembrano fronteggiarsi come due statue impassibili. La sfida dell’esordio di Persico, però, sta proprio nell’avvicinarle, e in doppia misura: iniettando nel poetico la ratio dei fatti economici; mostrando come la poesia sia in fin dei conti una specie di prassi – magari lunare, straniata, ma comunque implicata nella materialità del mondo. Per capire Persico bisogna dunque problematizzare il presupposto lanciato in apertura e leggere già nella sola idea di questo libro un avviso rivolto all’homo oeconomicus: che la vita non può risolversi in un fatto di quantità; che, complementarmente, questo confuso strumento umano che è la poesia non discende dall’iperuranio, bensì partecipa all’indagine della miseria – immanente e concreta – dell’uomo («di cosa / dovrei mai parlare? calcio e pensione»). Questo il risultato più importante del libro, ottenuto da Persico anche in virtù della sua formazione filosofica, che qui vuol dire accostare economia e poesia ma bucarle entrambe, misurare la realtà che la loro intersezione può illuminare e quindi sottomettere a oggetto di analisi.

*

Microsoft Teams

almeno non ci facciamo chiamare per nome, morte e stupore
nelle chiamate di Teams non possono coesistere. la ciurma
si divide – il fracasso stanca – le mura delle case
e dei contratti bloccati fanno il resto: soffocare in pace
nella culla di tutte le morti disonorevoli.
il fuoco del mondo ci interessa poco: stanchi
della carbonella sotto al culo e dell’amaro in bocca,
lo sforzo di tranciare i denti se l’infezione già buca
le gengive; la Xylella buca gli ulivi, che non muovono una foglia.

almeno non ci lamentiamo: una mandorla
in più o in meno potrebbe farci esplodere il cuore, il jogging
in città scommette sulle neoplasie polmonari
e il mare, il mare diviso in corsie non è mai stato
più malato di così. sono lontani
dalle nostre salme
i nomi di ventura da raccontare ai nipoti
e di cui fregiarsi nella palude che viviamo e che siamo
moscerini, mosche; dicerie pronunciate
da nullità senza nome.

*

Terapia II – Emissioni

una sigaretta e poi una sigaretta e poi ponti di lenti, ora è tutto
più chiaro – più chiaro di un pozzo riflesso, nel lento
progredire di un’autocritica; possiede quel turbamento
che dal balcone trapela, un’altra panoramica sulle emissioni
di ciò che inquina e inoltre brucia e nel mentre riscalda
il thermos che esige calore, altri vasi da notte su cui
lasciarsi andare: conati di collera, liquidi corporei
e frasi scoppiate, soprattutto consumate senza scopo
dalla febbricola della redenzione; di nuovo altro
non capita mai, nella resa dei conti
di noi e di noi: solo zolfo e benzene, mercurio misura.

*

Via Sagno

al premio del mercatino di via Sagno
si vince il pellame dei passanti
che smonta e si riaffitta, passa alla
nuova vita della merce rubata.

ho tredici anni; sotto i teloni acrilici
gente che compra gente, mentre gli ambulanti
si improvvisano opportuni mediatori – la domanda
incontra i passi falsi della genetica: i suoi suggerimenti
sui tempi della resa, delle ultime questioni.
sotto la spinta del mio corredo, per lo più
composto da rendite ministeriali, mi arrampico
sul ciglio di un gioco a somma zero.

passo – che è orario di chiusura – a guardarti,
e penso che da qui all’uscita di scena
se mi fottono il portafogli
può essere solo colpa tua.

*

Logica terminale

ed è così che hai dedicato una poesia
alla malattia che ti ammazzerà sai
che ironia il giorno del tuo compleanno
salutare tutti e spararsi un viaggio
lisergico che attenua il danno e
ti fa pisciare via l’anima dal ridere
amaro di morfina e liquirizie che
sono già finiti quei giorni longevi
in cui coglievi le primizie della vicina
finché ne avevi scopare al modo
della flebo che goccia intima allo
scoppiare preciso di un pianto
pentito è chi sa che non ci sarà altro
che le pastiglie premio d’ogni
ora l’infermiera blatera un ingoiare
grazie a cui sognare candeline perché
auguri è pur sempre il tuo compleanno

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Simone Burratti | In contrapposizione alla vita

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Una costante sottesa nella poesia di Antonella Anedda, già a partire dall’esordio con Residenze invernali (1992), è la ricerca di una lingua, anonima o sconosciuta, attraverso la quale ritrovare il proprio nome e magari quello degli altri, strapparlo alla dimensione di ciò che è vinto, perduto. In questo articolo Francesco Ottonello propone una analisi critica sul tema della lingua nella poesia di Anedda, in rapporto al latino e al sardo.

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