La voce bambina (Edizioni Croce, 2024), raccolta di Giovanni Rossi, colpisce primariamente per la fluidità dei versi, trasparenti, onesti – in senso sabiano – melodici e senza preziosismi a gonfiarne le vele o passi oscuri a celare una materia che, invece, rimane in superficie, senza mai rischiare di essere superficiale.
Si potrebbe dire che sono versi scritti sul pelo dell’acqua. E dell’acqua, infatti, conservano il moto ondulatorio, e quella permeabilità alla luce che rischiara il fondale.
Il paesaggio marino è uno dei topoi della raccolta, che rimanda a un’infanzia di sabbia, di sospensione, di vita prima che il mondo diventasse una corsa troppo difficile da sostenere. È a quell’infanzia che l’io si rivolge annullandosi in una seconda persona, alla quale parla incessantemente come se la propria integrità dipendesse dalla sorte di un “tu” femminile, sia esso usato per indicare un referente reale o la personificazione della propria infanzia perduta.
Ma questo fiuto del tempo, questo ormare il passato non può prescindere dall’accettazione di un corpo ferito, da un patto di sangue che la scrittura stipula: riavere indietro le estati comporta l’inverno del corpo e il viaggio reca insito nell’avventura il rischio del naufragio.
Si può spiegare così l’immagine della galea, che si rinviene nel testo di apertura: «La colpa del mio silenzio (…) / sarà quella di averti lasciato mentire / sulla favola della tua galea».
La galea è vista come mezzo di esplorazione per solcare i mari, ma è anche la nave che costringe gli schiavi a remare e da cui deriva, etimologicamente – galera – prigione mobile fatta di sogni e, soprattutto, di illusioni.
L’uso ambivalente del termine si affianca nel corso della raccolta a immagini spaziali che, dalla chiusura, tendono a spaccarsi e ad aprirsi a ciò che sta al di là. Ne sono un esempio la «feritoia della notte» (p. 26), il «muro perforato» (p. 36) e le molte occorrenze della parola «stanza».
Proprio lo spazio domestico fa da contrappunto al paesaggio marino: la casa è il luogo delle infiltrazioni e delle solitudini quotidiane, ma anche il teatro dell’attesa e del sogno. Se da un lato lo spazio domestico evoca una «prigione autoimposta» (p.46), dall’altro è una finestra sul mondo dalla quale far entrare il canto dell’esistenza.
Viene da chiedersi dove conduca questo viaggio, se la voce bambina abbia continuato a remare da prigioniera o se si sia tolta le catene per raggiungere sé stessa. Quel che è certo è che la rotta non si interrompe. Giovanni Rossi ci consegna una poesia che rifiuta la resa e che continua ostinatamente a cercare il mare.
Giulio Medaglini
Selezione di testi da La voce bambina
Perdona gli anni.
Perdonali tutti, falli scivolare
sulla tua pelle di seta azzurra;
ti aspetta un mare a pelo d’acqua
e sassi da lanciare.
Torna bambina, torna a declinare
ad una ad una le prime gemme
sugli alberi in fiore.
A tutti è concesso ricordare l’estate.
Torna bambina, torna a lanciare
i primi sassi del mondo sul letto del mare
*
Era l’anticipo del sangue su una spiga
di grano, quella meno arruffata,
sposa bambina del melograno
e della sua ombra, da poco, acciuffata:
La vittima di un cuore piccolo
di giovinezza appena sbocciata.
I tuoi piedi nudi, sporchi dell’erba
e della terra, miraggi tra i fili verdi
in forza del solletico avventuriero
che la rincorsa, eterna, riserba.
Storie di dolci torture, nulla più:
è un prurito quello da cui fiorisce
la tua e ogni altra gioventù.
*
Avrai ancora i tuoi occhi
quando gonfi di lacrime
verranno a cercare i giorni
stanchi della luce in cui hanno
troppo veduto. Racconterai
con l’emozione in poppa
quanto il mare s’infuria
nei suoi capricci di onde.
Muta: come una lacrima
appesa all’amo del pescatore
che cerca il pesce più solo.
Anche gli scogli han vissuto molto
del mare in tempesta; destini
di creste di onde ancora
infrante sullo scoglio. È penombra.
Nei tuoi lidi, all’approdo
troverai sempre il silenzio
a farti da compagno.
E ogni spiaggia
non sarà che una fuga dovuta,
fino al prossimo naufragio.
***
Giovanni Rossi è nato ad Alatri il 05/04/1997. Laureato in scienze biologiche, prosegue gli studi universitari in scienze e tecnologie per la conservazione dei beni culturali. Attualmente sta svolgendo un tirocinio di tesi presso l’ENEA-Centro di ricerche Casaccia, in conservazione dei materiali archivistici, librari e tessili. Ha pubblicato, per la poesia: Fantasie naturali (Edizioni EscaMontage, 2019) e La vita finché resta (Ensemble edizioni,2023) , con una nota introduttiva di Antonio Veneziani. Suoi testi sono apparsi sulle riviste Suite italiana, Inverso- Giornale di poesia, Vallecchi poesia e sulla rivista di poesia Metaphorica (Edizioni Efesto). A dicembre 2024 pubblica la sua nuova raccolta in versi, La voce bambina, per Croce edizioni, con nota introduttiva di Giorgio Ghiotti. La silloge è apparsa su Il posto delle parole, sul quotidiano Mondoreale, su Le monde diplomatique, Quarta Parete, La Voce e su varie testate giornalistiche. La silloge è stata selezionata per il Premio Strega poesia 2025 e nello stesso anno è stata insignita del premio “Gabriele Galloni” per giovani poeti al concorso internazionale “Antica Pyrgos”.
Recentemente si è aggiudicata il terzo posto nella sezione editi del Premio Digital MediumPoesia della rivista MediumPoesia. Alcune poesie tratte dalla raccolta sono apparse sulla rivista ispanofona Circulo de poesia, con traduzioni di Antonio Nazzaro.



