Silvia Righi | Due poesie



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Con Fucina Creativa si apre la sezione dedicata ad accogliere testi e riflessioni di poeti nati negli anni Novanta. Qui presentiamo due poesie di Silvia Righi – con una lettura ad alta voce dell’autrice e un progetto grafico di Riccardo Righi – contenute nella plaquette Dentro la poesia (Lampioni Aerei, 2018) a cura di Francesco Ottonello e Filippo Ilderico, con contributo di Tommaso Di Dio.
In questi componimenti spicca una voce che si richiama a personaggi femminili, a partire dalla tradizione fiabesca europea a quella classica greca. La tradizione è rivisitata attraverso un punto di vista contemporaneo (televisione, cinema, aborto, femminicidio) e rivendicativo di una femminilità propria, non preimpostata, incrinata. A prevalere è certamente una forte carica erotica, ma il significato è spesso giocato tra un “dentro” è un “fuori” più generale, riguardante la femminilità stessa. L’io poetico potrebbe essere una delle belle addormentate, o vorrebbe esserlo, ma allo stesso tempo se ne sente escluso ed è critico a riguardo, anche se ciò non impedisce di riconoscere una certa sorellanza. L’io poetico è come la profetessa greca, ma anche qui il riconoscimento sfasa, l’identità è scossa, non può che fermarsi a una nebulosa di pulsioni. Tutto il resto è costruzione, è futuro, da vedere senza trucchi, con occhi limpidi, coraggiosi, rinnovati.
F.O.
Le Addormentate
Sogno le Addormentate,
più belle di me, tutte,
e bianche come cera d’api.
A migliaia appaiono simili a bambole voodoo
infilzate in pose da aborto o da boudoir,
le enumero e le etichetto
– se fossimo sorelle? –
mi assomigliano a tratti.
Le Addormentate hanno letti a sagoma di bara
ma sgusciano fuori all’alba a piedi scalzi
e le ritrovo in tv, tra i giornali, nelle stanze
sulla bocca, un bacio difficile
sui fianchi, lividi maturi come more
bulbi incastrati sotto il peso della terra
– intoccabili, introvabili, inudibili –
muoiono a poco a poco, e io guardo
e loro chiedono quando dormirò
insieme a loro. Anche se non sono bella.
Sogno un coltello appena intriso di burro,
da un papà inamidato come un pappagallo.
*
Spogliatoio
Come Cassandra, con le cosce ben strette,
ho visto il Grande Cavallo oltrepassare le mura
e io non avevo voce per impedirlo. Boccheggiavo
come un pesce, le tue iridi mi hanno travolta
ed era crudele non desiderarti
a scapito dei divieti che avevo addosso.
Apollo sputò in bocca a una vergine e la rese profeta
invece tu, più che umana,
hai disarticolato una creatura
banalmente magra, banalmente sessuata
e hai impastato una nebulosa di pulsioni.
L’acqua delle attese ha compiuto il miracolo
levigandomi il bacino da ragazza
e dallo scarto dell’onda è nato uno strano androgino
che a te sarà vicino e separato
come la carne all’unghia.
Togliendomi il trucco dagli occhi
ho visto il mio futuro.
Silvia Righi
progetto grafico: Riccardo Righi.