8 Novembre 2019

Editoriale | Laboratorio Critico | Novembre 2019

Editoriale

Un ramo spoglio, acerbo ed elastico

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La nuova stagione di MediumPoesia

MediumPoesia a breve compirà due anni. Un periodo di indagine sul campo, per dare forma a uno spazio che potesse accogliere chi è disposto a sua volta all’ascolto e al silenzio, forse ciò che dovrebbe generare la potenza della poesia: lasciarci con una tensione nel vuoto, un vuoto sospeso che per un attimo si interrompe, poi riprende, si riproduce in trasmutazione, cercando il concreto nell’atto, in un movente, in gesto. Sognavamo una poesia indisposta ad accogliere la logorrea, i biechi meccanismi di potere, il prevalere di favoritismi ipocriti, sognavamo un luogo aperto al Contemporaneo e ai vari Media, non tanto per sovvertire il sistema stantio della poesia italiana, plasmare masse dormienti, cambiare un mondo ancora fondamentalmente ingiusto. Sognavamo piuttosto un luogo acerbo, in cui sperare l’autentico, un incontro che si regga da sé, con la forza di quel dinamismo che attivano diversi Io. 

In seguito all’incontro tra me, Francesco Ottonello, e Michele Milani, alla nostra formazione e a tragitti policromi di scambi, oltre che sulle piattaforme online nello spazio fisico di dialogo con poeti contemporanei, grazie ai due anni di rassegna MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo, realizzata dal gruppo studentesco e poi associazione Lampioni Aerei (di cui facciamo parte e siamo fondatori), a oggi la redazione MediumPoesia si ramifica in dodici componenti, rendendo un valore le diversità di gusto poetico e posizionamento critico nel mondo, punti da cui riattivare fino alle radici il dialogo.

Accanto alla sezione Fucina creativa, che presenterà una selezione dei poeti delle nuove generazioni, accogliendone i testi (editi e inediti), accompagnati da un’intervista e dalle audio-letture; accanto alla sezione MP-OFF, che approverà articoli di taglio trasversale, legati non solo alla poesia, ma a vari generi letterari e arti; accanto alla sezione Poesia dell’altrove, che ospiterà testi poetici di autori che scrivono in lingue altre rispetto all’italiano; vogliamo qui presentarvi il taglio che assumerà la sezione Laboratorio critico. 

La sezione sarà curata da tutti i componenti di MediumPoesia, con una specifica attenzione nei primi mesi da parte di due giovani critici: Davide Paone e Marilina Ciaco, autori dell’editoriale a seguire. Certamente, siete invitati all’ospitalità, a sorprenderci con le vostre proposte, con contributi critici, poetici artistici. 

Francesco Ottonello

 

Ciò che fa Elio Pagliarani all’inizio delle sue Lezioni di fisica è spalancare un abisso ai piedi del lettore. È ciò che dovrebbe fare la poesia tutta, fuori da ogni consolatoria pacificazione della nostra libido esistenziale. Ed è, a maggior ragione, la meta a cui ambire per chi vuole scrivere di poesia: spalancare abissi. 

La sezione Laboratorio critico vorrà essere un luogo di labor, in cui il giudizio si attua fuori dal senso di appartenenza a un qualsivoglia orientamento poetico, per dare spazio alla sempre inadeguata indagine intorno al testo in tutte le sue forme. Sulla forma insiste l’identità di tutto MediumPoesia: il medium, infatti, è un milieu, un ambiente di creazione e ricezione di senso, un mezzo – aristotelicamente – granulare e viscoso a un tempo. 

Ospiterà al suo interno miriadi di cellule pulsanti, unità discrete, micromonadi eterogenee che solo a un primo sguardo appariranno separate le une dalle altre. 

Eppure, proprio per questa sua granularità, per questa organicità viscosa, MediumPoesia con Laboratorio critico si lascia attraversare, “invita all’attraversamento”.

Parlare della forma, dunque, intesa in primis come formazione, come processo che porta il linguaggio a significare ciò che ci circonda e il nostro essere in questa significazione. Perché la poesia è medium per eccellenza, unico in grado di ricostruire nella lingua la complessità del reale e farcela esperire nella voce.

Oggi appare sempre più difficile tracciare con chiarezza i contorni di un’area semantica tanto vasta – già nel 1999, ben vent’anni fa, Rosalind Krauss parlava di post-medium condition – poiché ci troviamo per lo più di fronte al costante dispiegamento entropico di sovrapposizioni ibride, dove le infinite possibilità di combinazione e intreccio di media diversi tendono a costituirsi come nuova norma.

Analogamente, la poesia contemporanea sembra assumere sempre più di frequente le sembianze di un sistema aperto di spazi che entrano in relazione tra loro, talora in parte sovrapponendosi, altre volte confliggendo. Jonathan Culler, in Theory of the Lyric (2015), ha evidenziato un paio di punti fermi validi, e non soltanto per la lirica, che proveremo ad accogliere: la poesia è sempre un “evento” connesso a uno “spazio rituale” e – proprio come il medium – tende a farsi tangibile come entità diffusa, discorso infinito caratterizzato da un’infinita iterabilità. 

Attraverso l’evento poetico, la percezione sensibile del mondo esterno e l’avvertimento di noi stessi gettati nel mondo sembrano coagularsi in una sospensione pregna di senso, che è fatta di lingua, suoni, tracce di ricordi e adombramenti di desideri, un insieme di contingenze storiche e sociali che ci hanno resi ciò che siamo. 

L’esperienza della poesia, oggi più che mai, non può prescindere dallo spazio relazionale e dal contesto materiale che ne sono origine e sostrato: pensarla come medium è ricondurla, al di là delle suggestioni personali, al suo valore collettivo: il transmediale diviene transindividuale. 

Ma la poesia è anche “strumento umano”, scienza esatta dell’inesattezza dell’esistere, epistemologia “a meraviglia” del reale.  È la capacità, è la possibilità di costruire il mondo per imparare ad abitarlo.

Potrete vedere, pertanto, succedersi articoli di critica inediti, estratti di saggi, interviste, e commenti di commenti di commenti… frammenti critici che possano far intravedere cosa sia e cosa possa essere il testo poetico oggi. Senza troppi limiti, vogliamo porci come un ramo spoglio, acerbo ed elastico, che fende il vento della crisi paradigmatica in cui siamo immersi, per resistere, restare attaccati al tronco, osservare le correnti con criterio, attraverso il nostro Laboratorio critico.

Marilina Ciaco, Davide Paone

 

Milano, Novembre 2019

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