Mario Benedetti

Mario Benedetti (1955-2020) oltre la perdita e la dispersione

Durante questi anni di formazione, per noi di MediumPoesia, umana e poetica, alcuni autori ci hanno segnato più di altri, nella lettura, nella scrittura e più in generale per quanto riguarda le esperienze letterarie e di vita. Uno di questi è certamente Mario Benedetti, che ci ha lasciato nella giornata di ieri. Qui lo ricordiamo con una scelta di testi dalle sue opere, Umana gloria, Pitture nere su carta, Tersa morte e Materiali di un’identità: quattro capolavori che resteranno oltre la perdita e la dispersione.

Il «teatro fuori quadro»: Una nota di lettura su Posti a sedere di Luciano Mazziotta (Valigie Rosse, 2019)

Luciano Mazziotta (Palermo, 1984) vive a Bologna e insegna Letteratura italiana nei licei. Dopo Città biografiche (2009), nel 2014 è uscito il suo secondo libro di poesie Previsioni e lapsus (Zona). In questa nota di lettura Francesca Mazzotta presenta l’ultima raccolta del poeta, intitolata “posti a sedere” (Valigie Rosse, 2019)

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Sardo e latino nella poesia di Antonella Anedda

Una costante sottesa nella poesia di Antonella Anedda, già a partire dall’esordio con Residenze invernali (1992), è la ricerca di una lingua, anonima o sconosciuta, attraverso la quale ritrovare il proprio nome e magari quello degli altri, strapparlo alla dimensione di ciò che è vinto, perduto. In questo articolo Francesco Ottonello propone una analisi critica del tema della lingua nella poesia di Anedda, a partire da una lettura dell’opera poetica della poetessa.

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Essere pendente: l’Alcesti di Orecchini

Figura è indagine esistenziale sulla vita e sulla morte. D’altro canto Alcesti potrebbe essere l’emblema del lavoro di Fabio Orecchini, della transmedialità insita nella sua concezione di poesia, ossia l’abbandono dell’istituto verbale, della parola, per intercettare la potenza incarnatrice della voce, del teatro e della performance: una sublimazione del corpo (testuale) che si fa figurazione del corpo poetico.

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Milo De Angelis e Guido Mazzoni – Gli stati parziali della poesia

Si è tenuto, venerdì 18 ottobre 2019, presso il Teatro Politeama di Poggibonsi (Sala SET), il primo incontro all’interno della rassegna intitolata Gli stati parziali della poesia. L’evento, ideato e organizzato dalle associazioni «La Scintilla» e «Amici di Romano Bilenchi», in collaborazione con la rivista online «Formavera», ha visto confrontarsi Milo De Angelis e Guido Mazzoni, introdotti da Dario Ceccherini e coordinati da Elisa Tozzetti. Gli organizzatori hanno chiesto agli ospiti di esporre una riflessione sullo stato della poesia oggi, stato che è parziale, come suggerisce il titolo della rassegna. Valentina Murrocu ci fornisce qui un resoconto critico delle posizioni che sono trapelate.

In direzione uguale e contraria: sulla poesia di Laura Di Corcia

“In tutte le direzioni” (Laura Di Corcia, lietocolle&pordenonelegge) è una contro-Odissea, il canto in cui il ritorno è una meta a cui non aspirare e il passato non è una spinta ma una condanna, e deve essere inibito per la pura sopravvivenza. Silvia Righi recensisce l’ultimo libro della poetessa Laura Di Corcia, uscito dopo due anni dalla plaquette “Traduzione e microsismi” (2017) (Rimini/ParcoPoesia).

Con poesie lette ad alta voce dall’autrice.

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Ida Travi – fa in modo che le parole siano poesia

Zard è una terra di confine, un bordo, un limite. Tutto qui è passaggio: tà, tà, tà, come le lancette dell’orologio, che inesorabili ci passano attraverso. E così che ogni voce in I.Travi parla e parla veramente: non parla del mondo: dice mondo.

In questo articolo T. di Dio scrive della saga dei Tolki, di Ida Travi – con letture ad alta voce dell’autrice

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Patrizia Valduga – l’amore è osceno per esibizione, anche quando lo si copre di buio

In questa intervista a cura di Silvia Righi, la poetessa Patrizia Valduga presenta il suo ultimo testo “Belluno – andantino e grande fuga” pubblicato per Einaudi dopo un silenzio lungo sette anni. “Non so se queste quartine sono molto diverse dagli altri miei versi, ma so che non ho mai provato tanto piacere, non mi sono mai divertita tanto… Per usare le parole di Leopardi: ho avuto «l’animo in entusiasmo» per 10 giorni filati: una felicità nella disperazione, un’eccitazione nella calma… Mai stata così bene. Poi sono tornata normale”.